20 settembre 2006: dopo pochi giorni

Ho passato alcuni giorni qui al DTU, in Danimarca. Pian piano le impressioni si stanno razionalizzando in consapevolezze. Ad esempio, mi sono convinto che qui non brillino in efficenza. Il badge per l’accesso non funzionava e solo ieri ne ho avuto un altro, l’accesso ai documenti informatici della biblioteca lo avrò solo domani e solo dopo un paio di andirivieni tra l’istituto e il palazzo dell’amministrazione (l’ultimo dei quali in bicicletta: la bicicletta dell’istituto! E già, qui abbiamo una bicicletta, anzi due per uomini e per donne, di istituto che ognuno può prendere in qualsiasi momento). Insomma oltre a non lavorare più ore del dovuto anche in quelle ore non è che siano attivissimi. La vera costante mi sembra la rilassatezza ed una cortesia generalizzata, basterà questo a spiegare le differenze con noi?
La vita di casa è un po’ moscia devo dire. Siamo in 4, con due indiani ed uno spagnolo un ragazzetto quasi.
Gli indiani parlano poco se non interrogati e li capisco male, specialmente uno. Lo spagnolo tifa Barcellona.
Ognuno si cucina per sè e tendenzialmente tende a non sovrapporsi agli altri (anche perché quattro cucine contemporaneamente sono difficili da gestire). Il pollo al curry imperversa, io rispondo essenzialmente con la pasta.
Poi me ne torno in camera. Intorno al campus non sembrano esserci molti posti dove andare. Mi hanno spiegato che in genere gli studenti danesi si muovono poco durante la settimana; nel fine-settimana, poi, si ubriacano ma siccome è una scelta costosa preferiscono farlo in casa (o negli alloggi) con la roba del supermercato. Al limite poi si va a Copenhagen a ballare.

Per i poveri studenti di dottorato, troppo debilitati ormai per questa vita sregolata, invece, l’efficiente PhD network organizza per giovedì prossimo una bella giornata di socializzazione: ci portano a giocare a bowling! (tra un po’ direttamente le bocce…)

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4 Risposte to “20 settembre 2006: dopo pochi giorni”

  1. estella Says:

    ciao!!!!!!!!!!!
    ma … ma…. e quando sei partito??? e non hai detto niente!!! acc…. ho letto i tuoi commenti stupiti…è si, venendo dalla sapienza mi rendo conto… i post-it allineati poi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! ;o))
    anch’io dopo aver visto l’inghilterra, l’olanda, la svezia !!!! mi sono chiesta perché lì funziona e qui no,(anche sul “funziona” ci sarebbe da discutere) il dibattito è aperto anche se una delle conclusioni a cui sono giunta è che sembra quasi che ci siano due variabili inversamente proporzionali: l’efficienza e la creatività….
    ciao a tutti
    e*

  2. Giancarlo Says:

    ciao Adriano!!

    Che bello sapere che anche tu stai nel freddo (vedrai tra un poco!) nord…

    Hai visto che shock spostarsi dall’università italiana ad una straniera?
    Io ho avuto l’impressione, i primi tempi, che il tempo fosse enormemente più dilatato.. in un giorno fai il lavoro che a Roma faresti in due o tre… sarà perchè sono tutti più rilassati, oppure che non c’è assolutamente niente da fare, a parte lavorare???

    Qui in Olanda come efficienza sono incredibili (anche se comincio a sospettare che non ci volesse molto a stupirmi, dal punto di vista dell’efficienza, ma questo è un altro discorso…), e come a te, anche a me hanno dato una stanza che ci si può fare due laboratori e 10 postazioni dottorandi… solo che qui abbiamo una colonia di italiani, che popola il dipartimento dopo le 5 di pomeriggio e il fine settimana… certe cattive abitudini non si perdono mai!

    In bocca al lupo per tutto, soprattutto se pensi di imparare il danese, che deve essere più difficile dell’olandese, se possibile!!

    Groetjes
    Giancarlo

  3. Enrico Says:

    Io non mi lamenterei per il badge e la rilassatezza, hai già una scrivania e una stanza!!! quindi pensaci tu a mettere un po’ di creatività!!!
    Aspetto racconto dei laboratori e rimandi a siti dell’università, ecc dove si capisce meglio che fanno!!
    Se riescono a lavorare meglio di noi anche se rilassati e non “efficientissimi” tanto di cappello!!
    E poi dai notizie dela svizzera!!
    Un abbraccio,
    Enrico

  4. Francesco Says:

    Ciao Adriano! Anche io stamattina vorrei essere rilassatissimo.
    Ho impiegato 1 ora e 50 per arrivare da Sant’Oreste, che non è in Danimarca ma un po’ fuori Roma. Esco da casa e prendo la macchina. C’è una prima fila sulla strada, di cui non ho ancora capito il motivo. Il primo dei parcheggi lungo la ferrovia è già pieno quando arrivo (eh sì, lo hanno fatto troppo piccolo o è colpa mia, che mi sveglio troppo tardi). Così c’è da fare un’altra lenta fila per arrivare fino alla stazione successiva (in effetti con una deviazione in mezzo ad un quartiere, un mercato e un bel po’ di campagna si riesce a saltare almeno metà della fila). Arrivato a prendere il treno, scopro che non era stato soppresso. Che fortuna! Oggi il mio c’è! E’ solo affollatissimo perchè è stato soppresso quello precedente. Riesco ad entrare. Leggermente sudato, dopo un ora e mezza sono a P.le Flaminio. Ormai ci siamo, bastano solo due metropolitane (stando attenti a non cadere nello spazio vuoto tra il vagone e la banchina, mi ricorda una voce) e sono in uffico.

    Francesco

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