23 settembre: parte II

Oggi ho visto un uso curioso qui a Lyngby: mi sono fermato a prendere un cappuccino (neanche male in verità) ad un bar sul “corso”. Qui è, stranamente dicono loro, ancora tempo sereno e tiepido e quindi mi sono seduto all’aperto. Poi certo è la Danimarca, quindi il sole scende, la brezzolina s’alza e qual è il rimedio? Ogni avventore ha a disposizione una sorta di copertina da buttarsi sulle spalle se è in canottierina o sulle gambe tipo plaid. Un incrocio tra una coperta e un telo da mare con magari sopra il logo della Tuborg piuttosto che della Scheweppes. Ce li vedreste voi gli italiani, vi vedreste a buttarvi addosso una copertina che sta lì da una giornata, usata chissà da chi. Dai, rispondete sinceramente. io la mia risposta ve la darò alla fine.

Oggi ho visto meglio la stazione di Lyngby, peccato non averla fotografata: mi sembra l’idea vincente per fare la nuova stazione Tiburtina. In pratica ci sono i binari (scontato no?) e tra il primo e la città una sopraelevata. La stazione è il sotto della sopraelevata. Lo attraversi e prendi il treno. Poiché il tutto si estende per, la butto lì, duecento metri circa, ecco creato anche un centro commerciale lineare. Devo dire che, in qualche negozio, ad ogni mezzo un po’ più pesante che passa si fa un sussulto ma probabilmente è risolvibile o ci si abitua. L’impatto complessivo è poco invadente a parte quando con la coda dell’occhio intravedi un camion che sembra piombarti addosso. Agli urbanisti il suggerimento.

90 euro circa l’abbonamento mensile per viaggere da Lyngby a Copenhagen. E’ tanto ma con questi potenti mezzi valuterei seriamente l’idea di rottamare la mia fiesta che tanto ha dato

Vedo che il dibattito su efficienza, rilassatezza, creatività, stress è un argomento che punge. Già questo dice molto sulla nostra condizione, chi più chi meno di 30enni italioti. Prima di venire qui pensavo che le cose funzionassero bene perché erano super-efficienti, con magari l’ansia da prestazione (quella che sicuramente non viene a molti dipendenti universitari italiani. In ufficio dico, a letto non so, a volte si leggono (para)statistiche allarmanti.). Invece non mi pare questa la realtà. Sembra che ognuno abbia un compito piccolissimo e proporzionato al fatto che alle 14:30 se ne va. Che la gente arrivi in ufficio non avendo già litigato, odorato, schiacciato, insultato mezza città. Che un atto di scortesia non è pensabile. Che ci mettono i soldi nelle cose che fanno. Hai voglia tu a fare riforme universitarie:
avete da caccià li sordi

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