Archive for the ‘cibarie varie’ Category

piu Scozia per tutti!!!

martedì, 24 marzo 2009

strada

Cuillin Hills

mirror

3 paesaggi

pecoracervomucca1

…simpatici animali indigeni

edim-fringe_fest_cornamuse1suonatore1

…simpatici suonatori indigeni (o simpatici animali suonatori?)

castello1

Caerlaverock Castle

wallace1

William Wallace (a.k.a. Mel Gibson)

segnale

ATTENZIONE: pericolo pecore…

haggis (quel che resta della pecora!)

Annunci

mate

giovedì, 20 dicembre 2007

Il mate è una bevanda molto usata in Sudamerica, specialmente in Argentina.

mate.jpg

 

Come per il caffé e per il té, con mate si indica sia la bevanda che la pianta con cui la si prepara. In più, il mate viene servito nell’oggetto che vedete in foto e che si chiama…mate (mentre il caffé viene di solito, servito in una cosa chiamata tazzina lol ).

Il sorseggiamento avviene attraverso una sorta di cannuccia metallica dotata all’estremita inferiore di un filtro: la bombilla. Anche se sembrerebbe facile mettere un po’ di foglie sminuzzate in acqua calda, esistono delle complicate regole procedurali e virtualmente ogni sudamericano ha la sua tecnica personale per preparare il miglior mate del mondo. Il mate oggetto è una sorta di thermos che mantiene il mate bevanda caldo a lungo.

mate2.jpg

erba mate, mate con mate e bombilla

 

Il mate bevanda è forte (almeno per me) e per darvi un’idea lo paragonerei ad un té verde con tanta caffeina dentro. Ovviamente in questo caso si parla di mateina. Ho scoperto, tuttavia, che caffeina, teina, mateina, guaranina, ecc. sono nomi diversi della stessa molecola :-o.

Il mate è sia una bevanda sociale che viene offerta continuamente agli amici, e sia la bevanda calda da tenere al proprio fianco nelle lunghe ore di studio e di lavoro (in questo si allontana dal caffé come lo intendiamo noi; troppo ristretto e da bere in fretta per avere questa funzione).

L’erba mate dovrebbe essere recuperabile in negozi più o meno equi o etnici nelle grandi città. Sostituirla con altre erbe dovrebbe essere possibile ma non è consigliato da questo blog 😉

 

p.s.

per i patiti del genere, avrei anche un paio di fotografie di una giovane e valente ricercatrice che sciantosamente sorseggia il mate mentre si distende sulla bandiera argentina….

Robba tosta

venerdì, 7 settembre 2007

porco2.jpgporco3.jpg

 

Come documentato dalle immagini, in alcune contrade del Mezzogiorno d’Italia ancora sopravvivono usanze totalmente in contrasto con i trend televisiv-modaiol-wellnessistic-snobbistic globali. Ora e sempre RESISTENZA!

 

Questa è roba che un/a cittadino/a che cura la dieta, fa aerobica, si fa le lampade non reggerebbe 😀

crapiata

giovedì, 2 agosto 2007

La crapiata è una zuppa di legumi che si fa a Matera.

Nei bei(?) tempi andati, alla fine del periodo della mietitura, la gente si riuniva con i vicini di casa per festeggiare e ringraziare. Ciascuno portava un po’ di grano ed un po’ di legumi e si metteva tutto in un unico pentolone a bollire. Dopo alcune ore si mangiava questa zuppa e prima, dopo e durante si beveva vino.

Ci sono testimonianze che ancora 20 anni fa molti vicinati facevano la crapiata.

Nel 21esimo secolo qualcuno mantiene viva la tradizione. E devo dire fa bene a giudicare dall’afflusso di centinaia di persone (età media oltre i 70, però).

manifesto.jpg

 

Non credo esista una vera e propria ricetta, diciamo che il grano e dei legumi come lenticchie, fagioli, cicerchie sono obbligatori. Un filo d’olio d’oliva anche. Le patate sono pure molto gettonate. Sale e piccante q.b.

 

cucinando.jpg

qualcosa bolle in pentola…

 

La serata di ieri ha confermato la congenita incapacità italiana a disporsi in fila o in una qualsiasi altra maniera ordinata, c’erano vecchiette assatanate pronte a tutto pur di passare avanti. Pressocché inutile si è rivelata la distribuzione di tagliandini tipo supermercato (chi aveva il C 23 faceva finta di non capire e voleva passare prima del A 57. Qualcuno effettivamente non sapeva l’alfabeto e non sapeva cosa veniva dopo la E, ecc. ecc.).

 

crapiata.jpg

 

 

Ho conquistato comunque la mia parte. Ho mangiato la crapiata. Posso dire di aver vissuto

😀

 

più Raffo per tutti!!!

martedì, 26 giugno 2007

a Matera può fare molto caldo.

41 gradi ieri.

Per fortuna che c’è…birra_raffo.jpg

 

 

questa simpatica birra è originaria di Taranto ed è onnipresente in tutto l’entroterra del suo golfo.

 

Secco, pieno, moderatamente amaro è definito il suo gusto su internet. Io direi che una birra chiara standard, buona, perfetta per stare sempre pronta in frigorifero (la foto è una parte della mia scorta ;-))

 

A Taranto è tale la venerazione che, in musica, si dice:

 

“Nu’ sime tarandìne, c’u côre ross’e blu
bevìme ‘a birra Raffe e nnijnde cchiù”

 

per tutte le aringhe!

lunedì, 6 novembre 2006

Sabato pranzo a base di aringhe. A Nyhavn, una delle zone di Copenhagen più carine, in una giornata ancora fredda ma soleggiata. Buffet come al solito, con l’aringa cucinata in almeno 10 modi diversi.
Da bere una bella birra di Natale ma anche l’Akvavit (penso che il nome dica quasi tutto). Nel nostro locale, in realtà, la tizia ci riempie il bicchierino con un liquido trasparente (che abbiamo temuto fosse alcool puro ma poi si è rivelato sopportabile) per, poi, chiederci quale “gusto” volevamo aggiungerci. Siccome il nostro inglese ed il suo non combaciavano, quelli che ci ha proposto sono stati indicati come: fiore, albero e frutto di bosco, senza meglio specificare. Io ho preso l’albero: sapeva di liquirizia
L’aringa era quasi sempre buona tranne 2 o 3 specialità troppo forti.

aringhe.jpg

Un paio mi sono piaciute particolarmente ma non chiedetemi quali!

Poi due passi per Stroget che è il centro pedonale di Copenhagen, affollato il sabato pomeriggio, ed espresso da Nazaza (non male) fino ad arrivare alla stazione centrale e prendere il treno per Lyngby

J-day

sabato, 4 novembre 2006

Ieri un po’ per festeggiare la mia partenza 😉 un po’ perché era meglio che stare fuori al freddo, ci è scappato un altro venerdì tra ingegneri. Questa volta, però, non mi sono fatto prendere di sorpresa e me ne sono uscito con una bottiglia di Nero d’Avola e pure un pacco di cantucci. Tanto per far capire a questi che ne devono fare di strada (ma solo da questo punto di vista, però!). Certo anche loro avevano una bella carta da giocare: la birra di Natale.

Ieri infatti era il cosiddetto J-Day (Juledag?), il giorno in cui si comincia a vendere la birra di Natale, juleøl, (anche se probabilmente è più una cosa commerciale che una vera tradizione visto che io la birra di Natale l’avevo già bevuta). Sia come sia questi se ne escono con 6-7 tipi diversi di birra e, che fai, non li provi tutti (più il vino)?

juleol.jpg

Le ore passano tra chiacchiere, gare in rete con macchine che si inseguono e si sfasciano, birra e un po’ di junk-food (lo ripetono in continuazione che quello è junk-food, come volessero scusarsi e dire che solitamente mangiano altro) ordinato per telefono.

Le chiacchiere comprendono: moto e macchine (c’è un tizio svedese che si riprende mentre va ad oltre 200 al’ora in moto nel traffico e poi mette i video su internet), l’Europa è il miglior posto del mondo dove vivere, una vecchia dottoranda di qui era un’imbranata di prima categoria e sceglieva i capacitori in base al colore che più le piaceva, la paga di un ricercatore o di un ingegnere in Italia “is just ridiculous” e così via.

Alla fine, ultima birra in quello che forse è l’unico pub aperto fino a tardi a Lyngby. Per festeggiare il J-day avevano simpaticamente riempito di schiuma tutto il parcheggio davanti. Quando arriviamo noi il livello alcoolico dei presenti li sta già portando in fase di down, anche se qualcuno ancora azzarda a far ballare la pancia. Qualche triste figura da pub, come ce le si immagina di solito, è sola a capo chino sul bancone. Uno strano tizio viene ogni 5 minuti a cercare il suo giubotto al nostro tavolo. Qualcuno indossa sulla fronte una ultra-trash fascia con le piume, gentilmente fornita dallo sponsor (naturalmente uno dei due principali marchi danesi di birra).

L’ingegnere molto serio e responsabile del gruppo, forse condizionato dal fatto che tra due settimane gli nascerà un figlio, decide di rientrare in taxi pur avendo la macchina lì (in realtà a quell’ora di venerdì c’è un delirio di taxi che riportano a casa persone in stato inservibile). Altri se ne tornano in bicicletta come erano venuti.

Io mi faccio i miei due passi fino al campus

p.s.
qui per brindare si dice “Skål”. La voce gira che sia un richiamo al teschio (skull) dei nemici che i vichinghi usavano come simpatica tazza.
Ora che ci penso, effettivamente, in Asterix i vichinghi facevano proprio così!

Kolde (o koldt?) bord

lunedì, 23 ottobre 2006

Il pranzo assume questa forma in Danimarca, sia a mensa che in molti ristoranti

Anche questo non è un piatto, appunto, ma un modo di servire (o non servire) il cibo.

Kolde bord vuol dire tavola fredda e già ho detto quasi tutto. Si tratta di un buffett dove si trova un solo piatto caldo (molto spesso raffreddatosi nel frattempo) a base di carne. Polpette, vitello o pezzi di manzo mi sembrano le più comuni.

Il pezzo forte (in tutti i sensi) è l’aringa marinata e con diverse salse

Eppoi un po’ di tutto per costruirsi la propria insalata o il proprio smorrebrod (vedi post precedente)

Per il resto il pesce non esiste quasi (strano, no?). Zuppe no. Piatti di pasta o riso solo sotto forma d’insalate.

La mensa che io frequento mi va bene perché il piatto di carne è quasi sempre buono. Inutile dire che sono l’unico che usa spesso due piatti per cercare di tenere separati cibi evidentemente inaccosstabili (tipo l’aringa e la carne o pezzi di formaggio e la salsa della carne stessa)

Aspetto positivo del buffet è che mangi fino a che ti pare ed in certe occasioni ciò è molto gradito. Secondo me questo è uno dei due motivi per cui la modalità buffet in Italia si è diffusa poco e solo recentemente. L’altro è che l’italiano medio preferisce essere servito

Con questa battuta sociologica, chiudo.

Smørrebrød

lunedì, 23 ottobre 2006

Devo parlarvi della cucina danese.

La maggior parte delle volte mi cucino da solo o mangio a mensa, ma grazie a qualche fine settimana in giro e qualche lettura comincio ad avere le idee chiare.

Quella nel titolo non è una brutta parola ma il più comune piatto danese. In realtà dovrei dire meglio: il più comune modo di servire il cibo in un piatto danese.
Infatti lo smørrebrød viene chiamato spesso sandwich aperto danese (qualcuno lo paragona alle nostre tartine).
E come nel panino italiano ci può essere di tutto, anche lo smørrebrød può essere fatto con tutto.

Punti fermi:
Si serve in un piatto e si mangia con forchetta e coltello
La base è una bella fetta di pane di segale (nero)
L’aspetto estetico della composizione è importante quanto il sapore in bocca (in questo e nel fatto che in genere si serve freddo mi ha ricordato il sushi)

Un paio di foto che mi risparmiano duemila parole le ho trovate su internet, sul sito http://flickr.com/photos/ilmungo/

smorrebrod1.jpg
smorrebrod2.jpg

L’autore, ilmungo, ne concede gentilmente la riproduzione secondo i termini di questa licenza

AttributionNoncommercialShare Alike Some rights reserved.

Voi direte: “basta chiacchiere, dicci se è buono”

Ma come si fa a rispondere se la cosa può variare ed avere sopra carne, pesce, verdura in tutte le combinazioni?
Quelli che ho mangiato erano buoni ma li avevo scelti con cura 😉 (e li ho pagati una cifra 😦 )

A me sembrano adatti ad uno spuntino (il ricordo del panino…) non ad un pranzo o ad una cena
Poi quasi sempre sono freddi e anche se questo richiama al “kolde bord” (vedi prossimo post) me li rende ancora più spuntini.

Ci vuole il piatto caldo. Ma possibile che qui a questa latitudine non l’abbiano capito?

In alcuni locali pare che il cliente possa prepararseli anche da solo scegliendo tra gli ingredienti a disposizione

Pro:
veloci da servire e mangiare
se ne possono provare molte varietà in una sola volta
anche l’occhio vuole la sua parte

Contro:
un senso di insoddisfazione se devono sostituire il pranzo
un senso di mancanza di affetto se fuori fa freddo ed entri in un locale per scaldarti

p.s.

al gruppo: con questo post ho fatto pure il mio primo esperimento con le licenze creative-commons (vedi sito a destra). Ci pubblichiamo con queste le canzoni dei Susca?

un sabato qualunque

domenica, 1 ottobre 2006

Pallacanestro (a vedere non a giocare: qui ci sono una prima ed una seconda squadra dell’università), cinema (multisala enorme, sala discreta, film World Trade Center: Oliver Stone è sempre un grande ma questo film non fa epoca). Ma soprattuto la “papad”. Gli indiani me l’hanno offerta ed io ho apprezzato molto il gesto, sono brava gente. Certo la papad… E’ una sorta di pane carasau, una sottilissima sfoglia che diventa croccante e fatta di farina di lenticchie. Eccovi una foto (sulla wikipedia inglese c’è! Wikipedia? Altro link nel blogroll).

800px-roasting_papadums.jpg
(certo che questa cucina è sporca quasi quanto la nostra qui ;-))

Loro la usano come snack per accompagnare qualcosa da bere o dopo la cena. Ok, non ne voglio dire male, se vi capita provatela, è salata ed ha il sapore di quel’ultimo cucchiaio di lenticchie che resta attaccato al palato, niente di nocivo quindi, provate, provate, provate. A Roma si troverà sicuramente